Intervista a Matteo Pogliani

Ed eccoci alla penultima intervista di quest’anno. L’ospite di Novembre è Matteo Pogliani, specializzato in Influencer Marketing

1- Ciao Matteo e grazie mille per il tuo tempo e la tua disponibilità. Io ti conosco ma alcuni dei miei lettori no, quindi inizierei con: Chi è Matteo Pogliani e perché collezioni giacche?

Le giacche… non ho mai capito perché, la risposta più giusta è che mi piacciono. Molto.
Passando a me, sono un esperto (ci provo) di comunicazione digitale, socio e digital strategist di Open-Box. Amo i contenuti e la loro capacità di coinvolgere e creare dialogo.
Sono fortemente specializzato nei social e nei progetti d’influencer marketing, tema a cui ho dedicato il primo libro italiano in materia.
Sono inoltre blogger per matteopogliani.it e altre realtà come Ninja Marketing, 6Sicuro e molti altri.

2 – Sei stato tra i primi a trattare l’argomento Influencer Marketing, tanto da scriverne anche un libro. Cos’è e come mai hai deciso di approfondire questo strumento di Marketing?

È arrivato in modo naturale, spontaneo. Probabilmente perché unisce contenuto e relazione, due temi a me cari. L’influencer marketing non è nato, come troppi pensano, qualche anno fa. C’è sempre stato, anche se in forme diverse.
Dopo diversi progetti e qualche speech mi sono accorto che stava nascendo confusione e che mancava un possibile riferimento.
Da qui nasce il libro e la sezione del blog in cui ne parlo.

3 – Molti ragazzi vogliono fare gli Influencer, forse perché alimentati dal mito di Chiara Ferragni. Che qualità deve avere un utente per fare l’influencer?

Non esistono formule magiche. Serve lavorare bene sul proprio personal branding e le capacità di relazionarsi, valorizzando i propri plus.
Influencer si diventa, non si nasce.
Le qualità che sono sempre più determinanti sono la capacità di essere utili, di rispondere alle esigenze degli utenti, così da stringere in modo forte il legame.
Una via che, con know-how e capacità relazionali, porta a guadagnare fiducia e autorevolezza, portandoci a divenire riferimento per un network di persone.

4 – Quali sono, secondo la tua esperienza, i canali più fruttuosi per questo tipo di strategia di Marketing?

Dipende dagli obiettivi che il brand ha e dalle conseguenti attività che mettiamo in campo. Le mie esperienze e le ultime tendenze confermano come Instagram stia diventando il canale preferenziale per le attività con gli influencer.
Segue Youtube (il canale che prima ha dato spazio e voce agli influencer) che per alcuni settori resta determinante (gaming, beauty).
Non può mancare, data la diffusione, Facebook, spesso usato come canale secondario.
Twitter perde peso, ma resta fondamentale in particolari attività come, ad esempio, la copertura live di un evento.

5 – Molte aziende hanno capito la potenzialità dell’Influencer Marketing, molte ancora no. Quando un’azienda può utilizzare questa strategia e quando è meglio lasciare perdere?

Quando serve davvero e può aiutare a rispondere a un obiettivo concreto del brand. Se lo si fa, come molti, solo per cavalcare la moda del momento meglio lasciar perdere.
Diciamo che serve la volontà di creare un progetto serio, perché influencer marketing non è mandare gift a pioggia. Questi significa anche necessità di budget: per la fee dell’influencer, per i consulenti che gestiscono il progetto, ma soprattutto per le attività (un blogtour ha molti costi).

6 – Io di calcio non capisco nulla ma una volta sono stato contattato da una Società calcistica per fargli da Influencer; ho rifiutato perché, secondo me, non sarei stato coerente con i contenuti che solitamente tratto per i miei follower. Ho sbagliato? Ci sono situazioni in cui un Influencer deve rifiutare un eventuale ingaggio?

Lo dico spesso. Il bravo influencer deve saper dire no per mantenersi coerente e per non macchiare la sua reputazione. Dire sempre e comunque sì, anche ad attività lontane da noi, rischia di snaturarci, allontanandoci da quel percorso che ha portato gli utenti a seguirci e fidarsi di noi.
La fiducia è personale certo, ma fortemente legata al settore dove siamo “forti”. Io, lontano dal digitale, ho un peso (e quindi anche una credibilità) ben diverso.

7 – Come può fare, un’azienda, a valutare un vero e buon Influencer?

Facendo un’attenta analisi dei suoi profili e della sua reputazione. Insight (che non si fermano al numero di follower) che ci servono a capire se è davvero la persona giusta per noi e che sono sia quantitativi che qualitativi: com’è composta la sua audience,? Qual è la sua capacità di coinvolgimento? Il suo know-how? È affine al brand?
Un lavoro rilevante che può essere supportato da tool dedicati, ma l’elemento essenziale restiamo noi.

8 – Eccoci alla fine. Ti va di darci qualche consiglio pratico per mettere qualche buona base per diventare Influencer?

Essere sé stessi e creare uno stile proprio, riconoscibile, capace di coinvolgere gli utenti e portarci ad essere per loro riferimento. Le “copie” alla lunga non raccolgono, meglio faticare di più all’inizio, ma lavorare per emergere nella giusta maniera.
Altro elemento essenziale non scordiamo mai il fattore umano e l’elemento relazionale: i social sono luoghi di dialogo e confronto e necessitano quindi di un approccio che spinga alla relazione.
I bot possono dare una mano, ma la differenza si fa spendendo tempo con le persone che pian piano iniziano a seguirci.

Quindi bisogna armarsi di pazienza e lavorare sodo senza soste!

Ancora grazie mille per il tuo tempo Matteo!

Chi volesse seguire Matteo, può farlo anche attraverso Facebook, LinkedIn e Twitter!

Ciao!