Alessandro Pozzetti: APClick

L’intervista di oggi vede protagonista Alessandro Pozzetti, di APClick, un mio coetaneo Modenese che ho iniziato a seguire qualche anno fa e che stimo molto.

1- Ciao Alessandro e grazie mille per il tuo tempo e la tua disponibilità. Io ti conosco ma alcuni dei miei lettori no, quindi inizierei con: Chi è Alessandro Pozzetti e cos’è APClick?

Ciao ragazzi! Io sono Alessandro Pozzetti, ho 33 anni, sono della provincia di Modena e mi occupo di social media marketing dal 2012, come freelance.

A ottobre 2013, invece, è nato APclick.it: il mio blog.
Ecco questo nome, forse anche per la sua originalità, è divenuto nel tempo il mio vero e proprio marchio.

Mi è capitato infatti di sentirmi dire “Ma tu sei APclick?”
Ovviamente non ho potuto esimermi dall’utilizzarlo OVUNQUE, tipo come username di Twitter e Instagram ☺

2 – Ultimamente ti stai orientando molto di più verso l’Instagram Marketing. Ti va di spiegarci cos’è?

Sì, dal 2015 in particolar modo.

Dapprima avvicinandomi a Instagram stesso, proprio come semplice utente, successivamente come professionista, studiandone le dinamiche, il comportamento di chi lo popolava, l’utilizzo che ne facevano le aziende e le sue future potenzialità.

Inoltre, notai subito una cosa: oltre ai più conosciuti Andrea Antoni e Ilaria Barbotti, autori entrambi di due libri molto diversi fra loro, che fanno intendere molto di come gli stessi interpretano lo stesso Instagram, non c’era nessun altro in Italia che ne avesse mai parlato, soprattutto sul web e in particolar modo attraverso un blog, in modo continuativo e lato business.

Un po’ per fortuna e un po’ per mio sentore, arrivai in tempo, perché nel 2016 esplose definitivamente. Per lo più lato business.

Finendo di risponderti, non credo esista una definizione precisa per l’Instagram Marketing, ma provo a dartela io, con una mia interpretazione: è quell’insieme di best practice che, attraverso la comunicazione d’immagine, fanno raggiungere un obiettivo ben preciso a quel brand.

Brand che, ovviamente, sa di avere la necessità di comunicare al target che popola questa piattaforma.

Inoltre, aggiungo una cosa: le generazioni future sono prettamente visual, e ci dimentichiamo troppo spesso che questi ragazzi saranno i nostri futuri clienti.

Se non li raggiungiamo attraverso un canale come Instagram, dove pensiamo di andarli a stanare?

Ecco un altro buon motivo per fare dell’Instagram Marketing!

3 – Prima c’era Snapchat, poi Instagram ha creato “storie” per competere col fantasmino. Ora anche Facebook ha lanciato le proprie; ma erano proprio necessarie? Secondo te perché questa scelta?

La chiave di tutto ritengo siano due cose: i video e il mobile più in generale.

Cosa voglio dire: una volta prevista la tendenza, ovvero che entro il 2020 il traffico dati sarebbe stato occupato per il 70% da contenuti video, non è stato difficile adattarne gli strumenti.

Evan Spiegel, grande visionario e papà di Snapchat, ancor prima di tutto questo aveva compreso di avere in mano qualcosa che nessuno aveva concepito, tanto meno Zuckerberg, ma che avrebbe cavalcato una delle più grandi tendenze di sempre, andando ad attirare proprio quelle che erano le generazioni future.

Come dicevo prima: i nostri futuri clienti.

Il problema è che Snapchat non ha la forza utenza di Facebook & Co, tanto meno lato business: ecco perché Zuckerberg ha vinto replicando nuovamente un’idea altrui.

Non so dirti quanto sia stata una forzatura averla messa a disposizione di tutti i suoi canali social più rinominati, perché non c’è una storia che ce lo insegna.

Certo il rischio c’è, ma c’è anche la tendenza di cui parlavamo prima.
Vedremo…

4 – Per un’azienda quanto può essere utile la funzione “Storie” di Instragram per la promozione del proprio brand?

Pressoché vitale: dall’approfondire ogni singolo contenuto pubblicato all’interno della propria gallery, passando per il racconto di un evento, fino all’intercettare con grande semplicità e immediatezza di contenuto il proprio target.

Inoltre (molto presto) ci danno la possibilità di inserire link: cosa nei semplici contenuti foto/video nella gallery non si può fare.

5 – Su Instagram possiamo aumentare le visualizzazioni dei nostri post grazie agli hashtag, ma come possiamo aumentare le interazioni con le storie?

Dandogli continuità, innanzitutto.

Se col nostro account dobbiamo avere un progetto fotografico e portarlo avanti giornalmente con contenuti in target col fine di entrare nei popular, con le Stories è la medesima cosa: si studia una strategia di comunicazione che diventi quotidiana, in una forma che possa farci riconoscere nel tempo (Marco Montemagno ne è un ottimo esempio) e con caratteristiche che sappiamo possano intercettare l’interesse del nostro potenziale pubblico.

Inoltre ci sono altri modi per rendere più popolari le storie, se volete approfondire l’argomento ne avevo parlato QUI.

6 – Influencer, sono davvero così indispensabili?

Premesso che vadano sempre individuati i veri influencer di settore, sì, ritengo siano indispensabili.

L’affidabilità che questi hanno raggiunto negli anni, porterà i brand ad arrivare più velocemente al loro target che popola Instagram e a convincerlo attraverso un messaggio mirato.

Ma è un investimento nel tempo, una pratica molto oculata che va diluita in diversi mesi di campagna promozionale, non può essere a spot.

7 – Le aziende stanno iniziando a capire le potenzialità dei social network, tanto che molte stanno aprendo Pagine Fan e account Twitter; su Instagram com’è la situazione?

Su Instagram siamo alle porte della primavera, in tutti i sensi, quindi c’è molto fervore.

Questo grazie anche a tutti gli strumenti che papà Zuckerberg ha messo a disposizione lato business e di fatto ci ha portato a poterli proporre ai clienti in target.

Poi non tralascerei il fatto che si parla sempre di contenuti visual: arrivano prima all’utente, perché sono qualcosa di tangibile, e non un semplice testo che deve per forza essere letto per essere compreso.

Quindi i brand – che sono composti da persone come noi – si sono accorti loro stessi delle potenzialità che Instagram riesce a generare.

8 – Eccoci alla fine. Ti va di darci qualche pratico consiglio per migliorare i nostri profili Instagram?

Innanzitutto, fissate un obiettivo, partendo col domandarvi Chi siete, Cosa fate e Cosa volete ottenere.

Una volta fatto questo, se sarete riusciti a rispondervi, potrete dirvi a metà dell’opera. Ve l’assicuro.

Vi servirà poi un progetto fotografico, ovvero una banca di immagini che vi permetta di pubblicare un contenuto ogni giorno e che fra loro abbiano un filo conduttore (non solo col vostro mestiere ma anche visivo, come una determinata tonalità).

Questo vi porterà a realizzare nel tempo una gallery di forte impatto, distinguibile. Proprio come dovrà esserlo la vostra foto profilo: attrattiva per l’occhio umano, magari contenendo semplicemente un forte colore di sfondo.

Per quanto riguarda gli hashtag, invece, non affidatevi troppo a quelli più popolari, proprio per questa loro caratteristica di essere troppo sfruttati.

Non vi garantiranno mai la visibilità di un hashtag di nicchia.

Ultima cosa: sfruttate al meglio l’unico link che avete a disposizione, perché potrebbe essere una grossa fonte di Lead, se sfruttato in linea coi vostri obiettivi.

Ale ancora grazie mille per la tua disponibilità e per averci dato informazioni preziosissime del mondo di Instagram Marketing!

Se vuoi puoi seguire Alessandro sul suo blog, Facebook, Instagram, Twitter o LinkedIn!

Ciao!