Intervista a Maurizio Lotito di PostPickr

Questo mese voglio presentarvi Maurizio Lotito, una delle menti di PostPickr.

1- Ciao Maurizio e grazie mille per il tuo tempo e la tua disponibilità. Io ti conosco ma alcuni dei miei lettori no, quindi inizierei con: Chi è Maurizio Lotito e cos’è PostPickr?

Sono uno startupper attempato, che ha cominciato la sua carriera professionale nel 1989, nel mondo delle arti grafiche prima (prestampa e desktop publishing), e poi in quello della comunicazione e marketing, come socio di un’agenzia.

Dopo 20 anni di consulenza e servizi offerti alle piccole e medie imprese del territorio, la svolta.

Nel 2013 mi contatta Antonello Fratepietro, per mostrarmi un piccolo tool che aveva sviluppato studiando le API di Facebook (l’interfaccia che permette di usare le funzionalità del social network attraverso applicazioni esterne).

All’epoca mi occupavo di social media management per conto dei clienti della mia agenzia ed intravidi subito in quell’esperimento delle interessanti potenzialità di applicazione nel mio campo.

Offrii subito ad Antonello la mia disponibilità a collaborare allo sviluppo di quello, che dopo sei mesi, sarebbe diventato il primo prototipo di PostPickr, un’applicazione che oggi aiuta decine di migliaia di professionisti a gestire con successo i social media, per conto di brand, agenzie ed organizzazioni italiane.

Cos’è e come funziona nello specifico, è già spiegato nella tua impeccabile recensione 🙂

2 – Da cosa è nata la voglia di creare un’applicazione come PostPickr?

Direi da due principali motivazioni.

La prima, di carattere personale/professionale. Sia io, che Antonello e Maria Miracapillo (la terza anima di questo progetto), ci siamo incrociati in un momento molto particolare, in cui condividevamo una “stanchezza” verso le nostre precedenti attività e la voglia di rimetterci in gioco con un progetto innovativo, capace di valorizzare i nostri rispettivi know-how.

Da questa fusione di percorsi, esperienze e competenze è nata l’intuizione di PostPickr.

Da un lato, abbiamo colto l’opportunità di essere “first mover” nel nostro mercato e realizzare un tool di social media management che soddisfasse un’esigenza in termini di supporto e assistenza in lingua italiana.

Dall’altro, innovare le funzionalità ed i processi dei tool esistenti, offrendo una soluzione differenziante e con un inedito approccio editoriale alla gestione dei social media.

3 – Da dove nasce la tua passione verso il web, in particolare verso i Social Network?

Le mie più grandi passioni sono da sempre la comunicazione – in tutte le sue forme – e la tecnologia. Il web ed i social network sono semplicemente l’habitat naturale in cui le ho potute coltivare.

Se proprio devo citare un momento-chiave, direi che è coinciso con la frequentazione dei forum di discussione, prima ancora della nascita del cosiddetto Web 2.0.

Lì ho imparato le fondamenta del mestiere: come si costruisce e si gestisce una community, come si instaurano le relazioni, le buone pratiche per una corretta comunicazione online.

Ma soprattutto ho sperimentato su me stesso le incredibili opportunità che può generare una comunità di persone messa in rete, opportunità che alla fine mi hanno permesso di trasformare queste passioni in un lavoro.

4 – Molte aziende del nostro Paese non capiscono l’importanza della loro presenza sui Social Network. Secondo te, perché?

Credo sia la diretta conseguenza di un problema a monte, ovvero la scarsa cultura di marketing che ancora attanaglia le nostre imprese, soprattutto le piccole.

Non è importante il canale che presidi se dietro non c’è una strategia di marketing.

A volte si tende addirittura a confondere il canale con la strategia, per cui si parla erroneamente di social media marketing, piuttosto che di web marketing o email marketing.

Tutte cose che semplicemente non esistono, come ho spiegato in un altro post sul tema, e che testimoniano un errato approccio al marketing non solo da parte delle imprese, ma ahimè, anche di esperti e professionisti del settore.

5 – Apocalisse Digital, puoi tenere solo 1 social network. Quale e perché?

Twitter, senza dubbio e nonostante i suoi tanti e gravi problemi.

Twitter costruisce le relazioni sui contenuti, sugli argomenti e sugli interessi condivisi, e senza il… Condividi il Tweet

Twitter è un social diverso, alternativo, che ancora si distingue per il suo stile di comunicazione unico, sintetico, diretto. Certo, proprio per queste caratteristiche Twitter non è uno strumento adatto a tutti, ma non è detto che debba necessariamente esserlo.

Son un gran tifoso dell’uccellino azzurro e, nonostante il perdurare delle sue difficoltà, confido ancora in un rilancio della piattaforma.

6 – Secondo te quali settori potrebbero funzionare meglio nel mondo social ma che ancora non sono ben presenti?

Direi le Pubbliche Amministrazioni.

Proprio recentemente è stato pubblicato il Rapporto “ICity Rate 2017”, nel quale si evidenzia che per la maggior parte delle città italiane, la presenza sui social media si traduce in:

• segnalare eventi e iniziative su Facebook;
• dare informazioni su Twitter e molto spesso rimbalzare qui i contenuti postati su Facebook;
• archiviare in playlist su YouTube le sedute del Consiglio andate in streaming.

Manca completamente la parte dedicata all’interazione con i cittadini/follower, che a mio parere dovrebbe essere il principale obiettivo strategico di una PA sui social.

Credo ci siano ancora enormi opportunità da cogliere su questo fronte. Se ben usati, i social potrebbero risultare dei canali eccezionali per far dialogare Pubbliche Amministrazioni e cittadini e permettere una migliore erogazione/fruizione dei servizi.

7 – Eccoci alla fine. Ti va di darci qualche consiglio pratico per migliorare la nostra organizzazione Digital?

Non c’è organizzazione se prima non c’è strategia. Il mio consiglio è di dotarsi sempre di un piano d’azione, a prescindere dall’importanza o dalla dimensione del progetto che si sta curando. Porsi obiettivi raggiungibili, realistici e misurabili e poi delineare a cascata tutte le attività ed i processi necessari per conseguirli.

La scelta del metodo operativo, delle tecniche e degli strumenti da utilizzare è un aspetto quindi consequenziale, che attiene alla tattica e che dipende da molte variabili, per cui non esiste un metodo assoluto che mi sentirei di consigliare.

Di certo, con una buona strategia a monte, si possono evitare i rischi dell’improvvisazione, si garantisce costanza ed efficienza alle attività e si riducono i margini di errore.

Ancora grazie mille Maurizio!

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