Intervista a Simone Bennati di Bennaker.com

Oggi ho il piacere di presentarvi un caro amico e collega. Io e Simone abbiamo parecchio in comune: passione per i social, musica rock/metal e pessimi gusti per quanto riguarda l’abbigliamento. Tendo sempre a ricordare che allo scorso Seo&Love eravamo gli unici col peggior outfit per un’evento del genere. Ma noi siamo così e non ci fermiamo davanti alle apparenze, o ci ami o te la vai a pijar nel cul* (cit.)

 

Bene, ora vediamo chi è Simone!

1 – Ciao Simone e grazie mille per il tuo tempo e la tua disponibilità. Io ti conosco ma alcuni dei miei lettori no, quindi inizierei con: chi è Simone Bennati e cos’è Bennaker.com?

Ciao Oreste e grazie a te per avermi invitato nel tuo antro.

Come detto, mi chiamo Simone, ho 34 anni e sono di Roma. Dopo essermi occupato per più di 10 anni di Graphic e Web Design, ad oggi mi sono spostato su Social Media Marketing e Copywriting.

In tal senso, Bennaker.com, ovvero il mio blog, rappresenta il luogo virtuale in cui, ormai da quasi 3 anni, raccolgo le mie osservazioni, esperienze e visioni inerenti l’ambito del Digital Marketing.

Il mio obiettivo è far sì che ciò che scrivo possa essere utile non solo a chi fa il mio stesso mestiere, ma anche a chi decide di approcciare per la prima volta a questo mondo.

2 – Come detto, nasci come Web e Graphic Designer, ma negli ultimi anni ti sei avvicinato sempre di più al mondo del Social Media Marketing. Come mai questo cambio di rotta?

Se consideriamo il vecchio e caro MySpace, i Social Media hanno sempre esercitato un irresistibile fascino sulla mia persona, in quanto utili non solo a mettersi in contatto con persone anche molto distanti, ma anche a raccontarsi, generando così confronto e arricchimento reciproco.

A forza di “smanettare sui Social”, quindi, sono finito con il trasformare questa passione in un vero e proprio lavoro. Grafica e web design continueranno sempre a far parte del mio bagaglio professionale, ma, ad oggi, mi sento molto più attratto dalla parola e dal pensiero che dall’immagine.

3 – Io ti ho incontrato virtualmente su Twitter qualche anno fa. So benissimo quanto ami l’uccelletto azzurro e quanto detestavi inizialmente Facebook. Cosa pensi di questi due Social Network? Come mai, seppur lievemente, hai mollato un po’ la presa su Twitter ed incrementato la tua attività su Facebook?

Premesso che Twitter, con la sua inarrivabile rapidità, continua ad essere la mia piattaforma preferita, va detto che nell’ultimo biennio non è riuscito a stare al passo con la creatura dello zio Mark.

Questo ha fatto sì che la crescita degli utenti andasse via via riducendosi e gli iscritti “storici” cominciassero ad abbandonare la nave. Io non sono ancora arrivato al punto di mollare, né mai ci arriverò, ma non posso negare che, rispetto a 3 anni fa, Twitter è decisamente peggiorato.

Il problema è che, se sei uno come me, ovvero uno che tiene ad ottimizzare ogni tweet la fine di dargli la massima visibilità, alla fine ti stufi di fare tanto lavoro per niente, quindi preferisci diffondere il tuo messaggio su piattaforme in cui la partecipazione dell’utenza è molto più elevata.

4 – Qualche mese fa hai creato il Gruppo Facebook: “Ciccio, senti ’na cosa…” – Domande & Risposte da e per Bennaker.com”. Pensi che i Gruppi, in futuro, possano sostituire le Pagine? Non trovi che questi generino molta più interazione e coinvolgimento di una Pagina?

Pagine e Gruppi hanno scopi e dinamiche diverse: le Pagine sono utili a presentare e raccontare un’azienda, un brand, uno specifico prodotto/servizio o un individuo; i Gruppi, invece, sono focalizzatti sulla discussione, ovvero sullo scambio tra gli utenti.

Il mio Gruppo, ad esempio, è nato allo scopo di affiancarlo alla Pagina di Bennaker.com, non di sostituirla. In esso offro la possibilità ai membri di confrontarsi, di sottoporre le proprie problematiche legate al mondo del Web e di trovare soluzione alle stesse attraverso il dialogo.

Con la Pagina non potrei fare niente del genere. Io come nessun altro. Ecco perché, a mio parere, Gruppi e Pagine non sono interscambiabili, né l’uno potrebbe mai prevalere sull’altro.

5 – A differenza di numerosi professionisti del Digital Marketing, io e te non utilizziamo Instagram per farci promozione. Io perché ho deciso di utilizzarlo solo per mero svago; tu, invece, perché?

Se tu lo utilizzi solo per svago, allora io non lo utilizzo quasi per niente. La prova sta nel fatto che condivido uno scatto ogni 2 mesi, se va bene. E comunque è anche troppo.

Non che io non apprezzi la comunicazione visiva, ma sono consapevole del fatto che rarissimamente ho qualcosa che valga veramente la pena di mostrare, indi per cui, invece di annoiare coloro che mi seguono con scatti inutili fini a sé stessi (selfie, gatti, wurstel in spiaggia, etc.), mi limito.

Nella mia bio di Twitter mi definisco “egotista” (no, non è un refuso: è proprio “egotista” e sta pure sul vocabolario), ma non fino al punto da sentire il bisogno di immortalare continuamente e me e il mondo che mi sta intorno.

6 – Finalmente, dopo anni, anche tu sei diventato un freelance. Perché non hai fatto prima questa scelta?

Eh, bella domanda. A “fregarmi” è stata la cosiddetta “Comfort Zone”, ovvero quella specie di bolla in cui, anche se non è eccezionale, stai comodo e quindi rinunci a qualsiasi attività “rivoluzionaria”.

Ora che gli eventi mi hanno costretto a rimettermi in gioco, la Comfort Zone è soltanto un ricordo e, anche se sono solo all’inizio di questa fase di rinascita, sono certo che l’essere autonomo mi porterà numerose gratificazioni. E non solo dal punto di vista economico.

7 – Influencer, che ne pensi? Servono davvero ad aumentare la visibilità di un marchio?

Premesso che essere considerati delle personalità influenti non è peccato, vanno comunque presi in considerazione numerosi fattori prima di consegnare la visibilità del proprio brand nelle mani di un influencer.

Prima di tutto è necessario scegliere qualcuno che appartenga al settore in cui opera la propria azienda. Far promuovere una mortadella ad una fashion blogger, ad esempio, non avrebbe alcun senso. Anzi, in alcuni casi potrebbe anche essere difficile distinguere l’una dall’altra.

In secondo luogo, è necessario che il personaggio scelto sia effettivamente competente e che questa competenza sia riconosciuta dalla sua nicchia di appartenenza. La gente, insomma, deve fidarsi di lui e di quelle che sono le sue valutazioni, altrimenti non si avvicinerà mai ai brand che promuove.

Se questi due elementi sono presenti, allora affidarsi all’influencer marketing potrebbe portare ad ottimi risultati.

8 – Eccoci alla fine. Ti va di darci qualche consiglio pratico per migliorare la presenza sui social di brand e aziende?

Considerata quello che è il panorama italiano del Social a livello commerciale, credo ne possa bastare uno: fare Social Media Marketing è una cosa seria, la quale richiede studio, tempo ed energie. Non cercate, quindi, di fare le cose affidandovi all’intuito o al famigerato “cuGGino”, perché rischiate solo di farvi male.

Simo, ancora grazie mille per la tua disponibilità!

Se vuoi puoi seguire Bennaker sul suo Blog, Facebook, Twitter e Instagram.

Ciao!