Stereotipi da social network

Prima sono nati i social e poi i Social Media Manager.

Questa frase dovremmo tatuarcela.

Tutti noi abbiamo aperto il nostro profilo per raccontare, al mondo della rete, qualcosa di noi. I profili di Twitter, Facebook, Instagram, servivano solamente per farci conoscere meglio dai nostri contatti e per aumentare le nostre conoscenze.

A chi non è mai capitato di conoscere qualcuno prima in modo virtuale per poi incontrarsi di persona per un aperitivo?

Ricordo ancora le bacheche invase con foto imbarazzanti da post serata alcolica del Sabato sera, per passare alle lagnosissime lamentele sul Lunedì lavorativo.

Rimpiango le foto dei piedi in spiaggia da Giugno a Settembre e, a volte, sento la mancanza dei Gattini. Dei Kaffèèèèè no. Quelli proprio manco per il ca***.

I nostri profili social sono stati sempre il nostro piccolo mondo virtuale dove condividere con la nostra rete musica, video, foto ma sopratutto emozioni.

Negli ultimi anni, però, tutto questo è andato a perdersi. I lavori cambiano, mutano, e siamo nati noi: i Social Media Manager.

Tutti noi abbiamo iniziato a spiegare come si creano, e gestiscono, le pagine fan, come interagire maggiormente con i propri follower. Diamo consigli su come scrivere un post per il proprio blog e consigliamo com’è meglio pubblicare una foto su Instagram. Insomma, utilizziamo le nostre conoscenze web per lavorare e dare un valore aggiunto a chi non è in grado di non utilizzare questi nuovi canali comunicativi.

Tanti amici, e colleghi, hanno fatto un grosso errore: quello di smettere di essere semplici umani con i propri contatti e hanno trasformato il proprio profilo in un riassunto delle proprie competenze lavorative facendo, giustamente, di loro stessi un brand.

Quello che però non hanno capito è che i loro amici e contatti consolidati, si sono stufati di dover visualizzare esclusivamente post che rimandano ai propri blog, selfie con tag che presenziano l’evento #SMM20ebasta, video dirette di come sia importante pulire la propria scrivania per lavorare meglio e link di auto celebrazione a seguito interviste che valgono come il 2 di coppe quando a briscola comanda bastoni.

Io sono un Social Media Manager e Copywriter ma dei tecnicismi lavorativi ne parlo sulla mia pagina fan. Il mio profilo racconta di me, come sono, cosa mi piace e cosa mi manda sui nervi. Se non pubblico solo notizie di web marketing non fa di me un incompetente.

Dai nostri profili social può trasparire il nostro IO. Spesso usiamo dire: “Io non sono il mio lavoro”.

Condivido in pieno questa frase ma se per fare di te stesso un brand, ci scartavetri le palle su come sia importante non acquistare i MI PIACE per la propria fan page, allora non hai capito nulla della dinamica dei social media.

Basta con le marchette ai “guru”, condividiamo ciò che ci piace senza diventare per forza noiosi e monotoni.

Sei riuscito a diventare un freelance? Bravo, mi fa piacere ma non continuare a spiegarmelo ogni giorno perché a me, ma anche ai tuoi contatti, non interessa.

Pensa se tutti i tuoi contatti dovessero iniziare a condividere solo argomenti inerenti alla propria attività lavorativa.

Che due coglioni!

Ecco, io l’ho scritto ma so che tu l’hai pensato.

Siamo persone prima di essere dei freelance, e nel dubbio, condividi un paio di tette, che sicuramente riceverai più visualizzazioni rispetto a un post che parla del nuovo evento cool per social media cosi.

Ciao!